La caduta da romanzo di mister miliardo. Sartor, un bravo ragazzo

La parabola di Sartor, da “Mister Miliardo” a rinnegato e dimenticato


Illustrazione di Lorenzo Conti

Se l’Italia si dimostrasse sensibile quanto l’Inghilterra alla dimensione epica del calcio, oggi Luigi Sartor sarebbe l’uomo del momento, braccato dagli editori disposti a sgomitare per pubblicare la sua autobiografia e dai produttori televisivi risoluti a mettere in scena la sua parabola esistenziale.

Continue reading “La caduta da romanzo di mister miliardo. Sartor, un bravo ragazzo”

Keita e Hermanos: una bella storia di solidarietà

L’abbiamo visto crescere, abbiamo sognato di vederlo diventare un campione, lo abbiamo salutato infastiditi dalla sua voglia di andare altrove, per una vicenda contrattuale complicata e infinita. A 25 anni Keita Balde Diao è ancora in tempo per mantenere le promesse e a Genova sta conquistando la fiducia del tecnico e l’apprezzamento dei tifosi.

Torna a Roma nella settimana in cui la stampa spagnola gli dedica spazio: è imminente la prima televisiva del documentario Hermanos, che racconta la storia del suo intervento a sostegno dei 200 braccianti e raccoglitori di frutta senegalesi rimasti senza casa a Lleida, in Catalogna.

Keita, al tempo in forza al Monaco, è intervenuto in aiuto dei braccianti, inviando cibo, vestiti e denaro. Tutto è avvenuto grazie ai social: dopo aver guardato un video realizzato dal regista Paco Leon insieme a Serigne Mamadou, che denunciava le condizioni in cui vivevano i lavoratori africani, Keita ha preso contatto con Leon e Mamadou, e si è attivato  per aiutare, in tempi di lockdown, con la sua iniziativa di solidarietà, che risale al periodo di marzo/aprile del 2020.

Una storia che parla di razzismo: nonostante Keita si offrisse di pagare le spese molti alberghi  della zona rifiutavano di ospitare i senegalesi, costretti a dormire per strada e a vivere in condizioni disumane.

Nella conferenza stampa di presentazione del video Keita ha raccontato la storia, parlando di razzismo, e ha dichiarato: “C’è qualcosa che non sta andando per il verso giusto. A dire la verità non ne ero cosciente fino a quel momento. Dopo aver visto quel video ho capito. Vivo da molti anni fuori dalla Spagna e non sapevo che le cose andassero così. Offrivamo aiuto e ci siamo scontrati con le pietre. Il problema principale era trovare un posto dove stare e dove dormire, non riuscivamo a trovare un posto. Che ti prendano a sassate quando cerchi di aiutare ti dà da pensare su come stiamo in questo momento. Sono un privilegiato, chi avrebbe mai pensato che avrei potuto fare questa vita? Quando vedo qualcuno triste nello spogliatoio per una sciocchezza penso sempre che i problemi veri sono altri. Viviamo in un mondo dove ci sono più cose brutte che belle, ma non bisogna perdere l’ottimismo. Si tratta di seguire i propri sogni: ho fatto questo a Lleida perché spero che domani lo faccia anche qualcun altro”.

Keita è cresciuto, campione o no, è un uomo che merita tutta la stima del mondo.
Sarà un onore ritrovarlo in campo.

La Champions League dei laziali

La Champions League di quest’anno è piena come non mai di vecchie conoscenze laziali, sparse in ben 6 squadre ancora in corsa negli ottavi di finale. Con la Lazio fanno 7.

Uno di loro l’ha vinta sul campo, privilegio toccato anche a Tassotti (tre volte), Nesta (due volte), Oddo e Favalli  col Milan, a Michael Laudrup col Barcellona e a Stankovic e Pandev con l’Inter. Si tratta di Karl-Heinz Riedle, oggi dirigente del Borussia Dortmund, che mise a segno una fantastica doppietta nella finale vinta (1997) contro la Juve, in cui giocava un ex laziale (Boksic, già vincitore della Coppa a Marsiglia) e due futuri biancocelesti, Jugovic, che già aveva vinto la Coppa con la Stella Rossa, insieme a Mihajlovic, e Vieri.

In parecchi ci sono andati vicini, perdendo in finale. Il più titolato è il Cholo: Simeone, un palmares spaventoso di trofei vinti, ha perso da mister dell’Atletico due volte in finale, sempre contro il Real Madrid. Quest’anno ci riprova, sempre alla guida dei Colchoneros. Anche Miro Klose ha perso la sua chance, finalista battuto dall’Inter di Mourinho. Oggi è il vice allenatore del Bayern che si accinge ad affrontare la Lazio. La Champions persa nella Samp è rimasta, per Roberto Mancini, il massimo rimpianto di una carriera ricca di soddisfazioni. Con lui in campo, quel giorno, anche Attilio Lombardo e Renato Buso. Mancio e Lombardo saranno laziali, Buso era già un ex. Flavio Roma, campione d’Italia primavera con nesta e Di Vaio, perse la finale difendendo la porta del Monaco contro il Porto di José Mourinho.

Ieri sera Sergio Conceiçao ha guidato proprio il Porto alla vittoria contro la Juve. In panchina sedeva un malinconico Felipe Anderson, che vede il campo di rado. Nella Juve sconfitta, oltre a Nedved, Vicepresidente, siede in panchina Roberto Baronio, talento sempre in procinto di sbocciare e alla fine appassito in molte Lazio del terzo millennio. Fa l’assistente di Pirlo.

Un altro, ricordato per un episodio risalente al 1997, è Carlo Cudicini. Ha giocato una sola partita nella Lazio, ma è rimasta viva nella memoria dei tifosi: giocò contro il Cagliari e si infortunò gravemente, rimanendo a difendere la porta con una lesione ai legamenti di un ginocchio. Anche lui ha perso in finale, due volte, col Milan e col Chelsea, ma era sempre in panchina. Oggi è nello staff del Chelsea.

Simone Inzaghi completa il gruppo degli ex illustri in lizza. Lui è rimasto alla Lazio, con qualche temporanea migrazione, e ha conosciuto, da compagno o da avversario, la gran parte degli ex che abbiamo citato. Proverà a giocarsi le sue carte contro il Bayern campione di tutto, perché quest’anno siamo nella massima competizione europea non soltanto con gli ex.

I processi alla Lazio non finiscono mai

Siamo alle solite: Lazio sotto processo. La notizia del deferimento per presunte irregolarità nella gestione dell’emergenza sanitaria da Covid-19 tiene banco e i soliti processi mediatici sono in atto da tempo. Sul contenuto delle accuse e sugli sviluppi possibili abbiamo già letto ovunque e non ne parleremo qui.

Se dessimo retta ai processi sommari dovremmo immaginarci come minimo radiati dai ranghi calcistici (ad alcuni piacerebbe assai), ma l’esperienza insegna che i processi si celebrano nelle aule dei tribunali (in questo caso quello sportivo) e che in genere le condanne degli ultras con la penna restano nei loro sogni bagnati.

Vedi eclatante caso Mauri, costato al giocatore una settimana di carcere gratis, dopo una vergognosa campagna di stampa, simile, nei toni e nelle condanne preventive, a quella a cui assistiamo da mesi, nel quadro torbido di una feroce lotta politica interna alla Lega Serie A per i diritti televisivi e la creazione della Media Company, un affare da centinaia di milioni che molti vorrebbero pilotare a colpi di sensazionalismi.

Il pasticcio dei tamponi è un groviglio inestricabile: altri ne uscirebbero come parti lese (guardate al colore delle sciarpette dei suddetti ultras con la penna), la Lazio esce sempre condannata. Staremo a vedere: i comunicati del club sembrano sereni e fiduciosi in un esito positivo della vicenda. Civiltà vorrebbe che si giudicasse l’imputato innocente fino a prova contraria, ma l’ultras con la penna del garantismo non sa che farsene.

Che sia un atto dovuto o un grave atto d’accusa, il processo che seguirà al deferimento vedrà la Lazio difendere le sue ragioni, già accennate nelle comunicazioni ufficiali.
Noi aspetteremo gli esiti della vicenda, certi che per ogni processo archiviato prima o poi se ne inventerà un altro. Va così. D’altra parte se non puoi batterli sul campo tenti tutte le strade possibili. Vedi calciopoli, in un senso e nell’altro.

 

 

Nel girone dei bestemmiatori

Benvenuti nel girone dei bestemmiatori! Dopo la multa rimediata da Simone Inzaghi col Sassuolo, per aver pronunciato espressione blasfema, tocca a Manuel Lazzari beccare una squalifica per aver pronunciato un bestemmione in favore di microfono durante Inter-Lazio.

A niente vale l’attenuante della consuetudine: i vicentini, oltre che magnagati, sono considerati grandi bestemmiatori, come tutti i veneti, per quanto tra i più timorati di Dio.

La Lazio, si sa, assomma, per alcuni, tutti i vizi: i nostri giudicano venale un moccolo che, regolamenti alla mano, può costare caro. Peggio delle tavole di Mosè. Almeno in chiesa basta pentirsi sinceramente, salvo ritornare a farlo.

Un’occasione per due

Muriqi e Pereira, tocca a voi

Una settimana di cattive notizie, dopo la festa del derby: l’operazione-lampo subita per un’appendicite da Luis Alberto, e quella da programmare per la caviglia dolente di Luiz Felipe. Contrattempi che non fanno scemare l’entusiasmo a Formello, innescato da un effetto derby palese anche a guardare dall’altra parte del Tevere, con le difficoltà enormi palesate dalla Roma in Coppa Italia, indice di uno stato confusionale da pugile suonato.

In attesa di capire come sarà gestita la lunga assenza (due mesi) di Luiz Felipe, ammesso che si operi, in difesa stasera contro il Parma si rivedrà Parolo, già utilizzato a inizio stagione. Porta chiusa per Armini, evidentemente non considerato all’altezza della situazione da Inzaghi. La partita vedrà la Lazio opposta a una squadra che sta lavorando bene per ritrovarsi, confortata dall’ottimo risultato ottenuto col Sassuolo. In vantaggio per tutta la partita con un gol di Kucka, i crociati sono stati raggiunti nel recupero con un calcio di rigore, nonostante l’emergenza assoluta, con diversi titolari indisponibili.

Un’emergenza che perdura. Per la Lazio, dunque, la qualificazione è alla portata, a patto di mantenere alta la concentrazione. Sarà la grande occasione per due che il campo l’hanno visto poco, nonostante le ottime referenze. Mentre Pereira ha già fatto balenare le sue indubbie doti tecniche, nei pochi minuti passati in campo, Muriqi ha alimentato più di qualche dubbio, nonostante i tifosi l’abbiano preso subito in simpatia, per la sua immagine da pirata che evoca uno spirito battagliero a oggi visto in campo solo a tratti.

Muriqi si è impegnato molto ogni volta che è entrato, ma ha palesato qualche limite tecnico ed è probabile che il suo sia un problema di adattamento, visto che in Turchia ha lasciato molti estimatori.
Stasera ci sarà per lui una grande occasione per sbloccarsi, cancellare lo zero dalla casella dei gol segnati e iniziare un percorso importante con la Lazio, mettendo anche a tacere qualche sussurro di mercato che lo vorrebbe sulla rotta di un ritorno a casa che suonerebbe da bocciatura per lui e per il mercato della Lazio.

Tornano Fares e Strakosha, spazio per Hoedt, Escalante e Akpa Akpro, insomma una Lazio formato turnover, con gli straordinari chiesti allo stakanovista Acerbi e a Milinkovic-Savic. In campo per il Parma anche il giovane belga Dierckx, primo 2003 in assoluto a esordire nel campionato di serie A.
Arbitrerà Ayroldi.

Caicedo & Ciro, piano piano la Lazio va

Seconda vittoria interna consecutiva per la Lazio, e già è una buona notizia. Propiziata in avvio da una magnifica girata di Caicedo, su assist di Lazzari, che fulmina il portiere viola e mette in discesa la partita per i biancocelesti. La Fiorentina, partita molto aggressiva, si abbatte un po’ e subisce il buon primo tempo della Lazio, sospinta da un fervido Luis Alberto.

Non che siano cancellati i problemi palesati a Genova: c’è qualche difficoltà a trovare la porta, si commette qualche errore di troppo nel fraseggio che fa ripartire l’azione, qualche uomo non pare al meglio, ma i biancocelesti legittimano chiaramente il vantaggio, e trovano uno splendido raddoppio con Immobile, lanciato a meraviglia da Luis Alberto ma in fuorigioco di pochissimo: il Var annulla. Strakosha para molto bene su un diagonale da sinistra di Vlahovic ed esulta, rompendo il ghiaccio al rientro. La Lazio dà l’impressione di poter gestire l’impegno con una certa disinvoltura.

Non si conferma, però, nella ripresa, in cui cede pian piano il passo alla Fiorentina, che Prandelli rimodella per cercare di cambiare la partita. Uscito nel primo tempo Ribery, sostituito da Eysseric, nella ripresa entra Callejon, vecchio incubo laziale. Subito prima Akpa Akpro aveva rilevato Caicedo, un segnale di debolezza da parte di Inzaghi, forse, oppure la necessità di tenere botta a centrocampo.

Un erroraccio di Patric mette Vlahovic solo davanti a Strakosha: l’attaccante ha un attimo d’esitazione che il portiere sfrutta per salvarsi, prima di rimproverare il difensore. I soliti segnali: cali di tensione in agguato. Prandelli insiste e aggiunge una punta, ma ci pensa Ciro Immobile: appostato sul secondo palo su calcio d’angolo segna con una bordata ravvicinata su respinta difettosa di Dragowski. Un gol provvidenziale, che consente di gestire il finale di partita.

Però si soffre. Prima Milinkovic-Savic salva sulla linea su Castrovilli, a Strakosha battuto. Poi Hoedt commette fallo su Vlahovic e Abisso concede il rigore. Un rigoretto, per la verità, ma l’azione è nata da un disimpegno sbagliato da Strakosha in condominio con Radu. L’immancabile leggerezza difensiva. Vlahovic trasforma e il finale è di sofferenza, con una grande chance nel recupero per i viola: film già visto, con Callejon che gira largo alle spalle di Radu ma non riesce a colpire. Finisce in gloria, con qualche sofferenza, ma contava vincere e i tre punti arrivano, col sorpasso sul Verona in classifica.

Vincendo si migliora, almeno questo è l’augurio: prossima fermata a Parma.

Nel finale entra Radu, nuovo recordman di presenze in serie A nella Lazio: sono 320. Complimenti.

LAZIO : Strakosha 6; Luiz Felipe 6 (1′ st Patric 5,5), Hoedt 6, Acerbi 6; Lazzari 6 (33′ st Radu sv), Milinkovic-Savic 7, Escalante 6 (33′ st Cataldi), Luis Alberto 7, Marusic 6,5; Caicedo 7,5 (14′ st Akpa Akpro 6), Immobile 7 (44′ st Muriqi). Allenatore: Inzaghi 6.

FIORENTINA : Dragowski 5,5; Venuti 6 (15′ st Callejon 6), Martinez Quarta 5 (29′ st Lirola), Pezzella 6,5; Igor 6, Amrabat 6, Bonaventura 5,5 (29′ st Kouame), Biraghi 6; Castrovilli 6,5, Ribery 5 (38′ pt Eysseric 5); Vlahovic 6,5. Allenatore: Prandelli 6.

ARBITRO: Abisso di Palermo.

MARCATORI: 6′ pt Caicedo (L), 31′ st Immobile (L), 43′ st rig. Vlahovic (F)

Lazio inceppata, brutto pareggio

Non basta Immobile a Genova

A fine gara le solite recriminazioni: gli infortuni, le rotazioni, l’arbitro, gli episodi. La verità è che la Lazio ha smarrito sé stessa e non riesce a ritrovarsi. Da giugno non riesce a mettere insieme due buone gare di fila ed ha risposto soltanto allo stimolo violento della Champions League. A Genova ha giocato un tempo, facendo girare palla, senza mai rendersi pericolosa, contro un avversario timoroso che, col tempo, ha capito che non c’era da avere paura e ha cominciato ad affondare i colpi. Dopo il rigore iniziale di Immobile (all’inizio ce n’era un altro non fischiato su Lazzari) il Genoa ha trovato il pari con Destro, in contropiede. Assurdo farsi infilare quando si sta vincendo, ma la Lazio di oggi non funziona come una squadra normale. Nel tempo che resta, molto, uno sterile arrembaggio. Cambi scontati, per gli ammoniti. Cambi che non arrivano mai, per gli altri, e quando arrivano sembrano sostituire gli uomini sbagliati. Una panchina che cerca alibi e lascia punti alla penultima in classifica, in emergenza ben peggiore. In un coro di lamenti insopportabile, mentre la classifica corre e dice nono posto, tra Verona e Benevento, e ci si consola con la buona prestazione. Mancano solo i punti. Quello che conta, insomma.

GENOA : Perin; Zapata (33′ pt Radovanovic), Masiello, Criscito; Zappacosta, Behrami (28′ st Lerager), Badelj, Rovella (1′ st Zajc), Czyborra; Destro (16′ st Scamacca), Pjaca (1′ st Shomurodov). A disposizione: Paleari, Zima, Goldaniga, Bani, Ghiglione, Melegoni, Dumbravanu. Allenatore: Ballardini

LAZIO : Reina; Patric (1′ st Luiz Felipe), Acerbi, Radu; Lazzari, Milinkovic (36′ st Muriqi), Leiva (24′ st Escalante), Luis Alberto (42′ st Akpa Akpro), Marusic; Caicedo (36′ st Pereira), Immobile. A disposizione: Strakosha, Alia, Armini, Anderson, Hoedt, Cataldi, Franco. Allenatore: Inzaghi

ARBITRO: Calvarese di Teramo

MARCATORI: 15′ pt Immobile (L), 14′ st Destro (G)

Pronti a ripartire

Anno nuovo, vita vecchia: eloquente il disegno pubblicato dalla Lega per salutare il nuovo anno, raffigurando 19 giocatori in rappresentanza di 19 club. Mancano Ciro Immobile e la Lazio.
Disegnatore romanista? Speriamo non lo paghino.

Genoa-Lazio
A Genova tornerà Caicedo, in barba alle voci che lo danno arrabbiato con Inzaghi e in procinto di partire. L’assenza di Correa lo mette in ballottaggio con Muriqi, o al più con Pereira. Anche Acerbi e Leiva saranno a disposizione, mentre Luiz Felipe, Correa e Fares non ci saranno. Sulla panca del grifone esordirà l’ex Ballardini, con Vavro già approdato in Liguria ma ancora non utilizzabile. Partita spesso ostica negli anni scorsi, con il Genoa che potrebbe anche beneficiare del cambio di guida. In campo tre ex agguerriti: Badelj, Berhami e Pandev. Arbitrerà Calvarese con Mazzoleni al Var.
La Lazio è obbligata a vincere per riprendere a correre e accorciare le distanze dalla zona Champions.

2021
Nella letterina di buoni propositi per il 2021 Inzaghi avrà certamente inserito la firma del suo contratto (speriamo), la soluzione dei problemi difensivi (speriamo ancora di più), la vittoria nel derby del 15 gennaio (necessaria), la guarigione di Senad Lulic (speriamo bene), l’arrivo di qualche vero rinforzo sul mercato (dura, anche se qualcuno prova a mettere in giro il nome di Papu Gomez).

Nel 2021 Radu quasi certamente supererà Favalli nella graduatoria delle presenze totali nella Lazio. Gli mancano solo dieci gettoni. In quella delle presenze in campionato, invece, Radu si trova al terzo posto, a 6 presenze da Wilson, che supererà quindi presto, e a 21 da Puccinelli, raggiungibile in questo campionato se Stefan le giocherà quasi tutte. Immobile, invece, è a 20 gol da Piola nella classifica delle reti totali e, vista la media che porta avanti, potrebbe avvicinarsi molto al record. Più difficile che raggiunga in questo campionato il grande lomellino nella classifica dei gol segnati in serie A: ne deve fare altri 31.

La speranza è di vedere nell’anno nuovo affermarsi il talento di Pereira, che Muriqi e Fares diano ragione a chi ha investito tanto sulle loro capacità, e che Strakosha e Luiz Felipe tornino a essere punti di forza, come nell’inverno scorso, di una squadra in grado di dare la scalata ai piani alti della serie A.
Buon 2021 a tutti i laziali.

Aggiornamento: la Lega si scusa e corregge. Ecco Ciro in cima.

Ciao, Vavro

Denis Vavro se ne va al Genoa, in prestito, fino alla fine dell’anno. Costato una decina di milioni è arrivato, l’anno scorso, dal Copenhagen, referenziato come gemello di Skriniar. Ha messo in mostra un buon tocco di palla, movenze eleganti, ma è quasi sempre parso un pesce fuor d’acqua.
Inzaghi lo ha inserito, l’anno scorso, soprattutto in Europa League, dove la Lazio è stata eliminata nella fase a gironi. In campionato ha giocato l’intera partita solo a Genova, proprio contro il Genoa, collezionando complessivamente 18 presenze, di cui una soltanto quest’anno, per appena 866 minuti, soltanto 31 dei quali in questa stagione, in cui è scivolato fuori lista. A Genova potrà dimostrare il suo valore, alla corte di Ballardini. Inzaghi ha dimostrato con i fatti di non gradire il suo acquisto, che conti alla mano s’è rivelato sbagliato. 11.000 euro al minuto, mi sa che non è stato un buon affare…
Ma chissà, magari da oggi comincia il suo riscatto.