Lazio-Milan, ultima chiamata per la Champions League

La sconfitta di Napoli ci ha ricacciato indietro, quando sembravamo rientrati in gruppo. Così stasera abbiamo un solo risultato utile, in chiave-Champions: la vittoria.
I più recenti precedenti non sono incoraggianti: lo 0-3 dello scorso anno chiuse definitivamente il sogno scudetto, il 2-3 beffardo dell’andata vanificò una rimonta eccezionale e una grande prestazione. Il racconto, perfetto, della stagione della Lazio.

Stasera dentro o fuori: il Milan, dopo un grande 2020, stenta, frena e rallenta, nella mischia tumultuosa della zona Champions sembra, insieme alla Juventus, la squadra più in difficoltà, ma gestisce un gruzzolo di punti che gli consente, senza eccessi, di gestire la partita anche accettando un pareggio. Per la Lazio serve la vittoria, per mantenere viva la stagione, altrimenti ci si rassegnerà a portare a casa una partecipazione europea minore, che sia EL o Conference League.

All’Olimpico contro i rossoneri la vittoria manca dal 2017. Per i biancocelesti sarebbe l’occasione per raddrizzare un poco la classifica, in attesa di sapere se e quando di recupererà la gara col Torino. Per come si sono messe le cose la Lazio è chiamata a vincere sempre: rientrare nei 4 sarà difficilissimo, vista la condizione di Atalanta e Napoli e il peso di Milan e Juventus. La Lazio, però, non molla facilmente, e di sicuro proverà a rientrare. Per mollare c’è tempo. Decisiva sarà la ritrovata vena realizzativa di Immobile: se Ciro segna, tutto diventa più facile.

 

In difesa delle Fredde Serate a Stoke

Questo blog aderisce e sostiene l’iniziativa.
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IN DIFESA DELLE FREDDE SERATE A STOKE
Nell’affresco noi siamo le figure di sfondo.

Siamo il colore, le note di accompagnamento e il sale di quello che non è solo uno sport, ma una festa collettiva. Siamo tifose e tifosi di calcio.

Abbiamo vissuto con sgomento la proposta di una SuperLega chiusa, fortezza delle potenze del calcio europeo, riunite all’unico scopo di aumentare i ricavi separandosi dalla fastidiosa zavorra del merito sportivo.

Nonostante questa vergognosa proposta sembri oggi tramontare prima ancora di nascere a causa della stessa frettolosità con cui è stata annunciata, non possiamo nasconderci che le cause da cui nasce non muoiono con essa e restano minacciosamente in campo.

Far finta che non ci siano, che il pericolo sia scampato, significherebbe solo rimandare a domani quel che poteva capitare oggi. Il momento di farsi sentire è adesso, il tempo del cambiamento è il presente.

Il calcio europeo ha accumulato debiti spropositati, è sempre più dipendente dai diritti televisivi e da plusvalenze a cui rispondere con soluzioni creative per bilanci dai piedi d’argilla. Le necessità delle grandi squadre si traducono in una concentrazione delle risorse che erode il merito sportivo a favore dei ricavi e delle possibilità di marketing, lasciando le realtà medio-piccole a raccogliere le briciole e a dipendere dai trasferimenti a cascata erogati dai vertici.

Pensiamo che delle soluzioni siano praticabili fin da subito, guardando alle esperienze migliori già in essere nel nostro continente. Il calcio tedesco, di certo non una realtà di secondo piano, è riuscito a combinare competitività e distribuzione delle risorse, partecipazione dei tifosi e organizzazione sportiva.
Se questo modello è riuscito a conseguire risultati senza per questo trattare i tifosi come clienti e le piccole squadre come invitate a tavola dalle grandi proprietarie del giocattolo, non si capisce perché non potrebbe essere assunto anche nel contesto italiano, attraversato da una crisi profonda, negli stadi ma non solo.

Per questo pensiamo che occorra perseguire:
• una distribuzione più equa dei diritti tv, aumentando la quota fissa e quella legata a meriti sportivi
• forme di partecipazione dei tifosi nelle società sul modello 50+1 tedesco, grazie a cui i tifosi hanno potuto e possono esercitare un controllo sulle politiche dei prezzi, l’esperienza di stadio e sulle principali scelte del management, senza per questo inficiare l’efficienza organizzativa dei club
• il rafforzamento e l’applicazione certa degli strumenti di controllo sui conti, vista la diretta ed evidente correlazione tra possibilità economiche e competitività sportiva
Questo appello è rivolto a tutte le tifoserie, senza alcuna distinzione di categoria o di rivalità.

Divise sugli spalti, unite in questa battaglia che riguarda tutte.
Facciamo in modo che queste parole d’ordine o altre che possano aggiungersi diventino patrimonio comune. Apriamo uno spazio di discussione affinché la riforma del calcio non avvenga ancora una volta dall’alto, ma parta da chi ha reso il calcio la festa collettiva in cui ci riconosciamo.

In Inghilterra è divenuta celebre dalle parole di un commentatore britannico su Messi l’espressione sulle “fredde serate a Stoke”, in riferimento alle squadre che vincono sempre e alla capacità di farlo sui campi difficili. Senza quelle serate il calcio perde tutta la sua bellezza a favore di una satinatura fredda e senza passione.
Non ci basta veder fermata la Superlega. Adesso è il momento di riprenderci il calcio.

Lazio e Libertà APS
LazioNet
We Love Lazio

Il Napoli abbatte la Lazio. Ma nella partita che ha voluto l’arbitro

Napoli-Lazio, tra il terzo e il quarto minuto: Milinkovic-Savic rinvia la palla anticipando Manolas su azione di calcio d’angolo, alzando molto il piede, mentre il greco tentava di colpire la palla abbassando il capo. Sergej colpisce palla, poi finisce, forse, a contatto con il difensore. Si ribalta il fronte e Lazzari viene bloccato fallosamente da Hysay mentre si accinge ad affrontare, solo, Meret. L’arbitro non fischia niente, poi ascolta le comunicazioni del Var. Si pensa voglia decidere sul fallo subito da Lazzari. Ma va a  vedere il filmato che poi vedono tutti, il fotogramma è questo.

Chiaro come il sole. Ma Di Bello assegna il rigore al Napoli, ammonendo Milinkovic-Savic, il che azzera il rigore nettissimo a favore della Lazio, con l’espulsione dovuta alla chiara occasione da gol. Dal vantaggio numerico e nel risultato possibile allo svantaggio e all’ammonizione subita. Da lì comincia una partita che la Lazio gioca con volontà, non sorretta dalla fortuna: il Napoli fa un eurogol a ogni tiro, la Lazio coglie un palo con Correa e non trova modo di concretizzare una certa supremazia di gioco, fino al terzo gol subito. Poi si abbatte. Ha un sussulto sullo 0-4, segna un bel gol con Ciro, accorcia ancora con Milinkovic-Savic su punizione, ma becca l’ultima botta da Osimhen e finisce 5-2.

Un risultato che non ammette repliche, magari bugiardo nelle proporzioni. Ma è il risultato della seconda partita della serata: la prima, che Di Bello ha cancellato, forse sarebbe finita molto diversamente.

Il calcio si ribella alla SuperLega

Le immagini delle tifoserie in rivolta (almeno quelle inglesi: la sportività abita lì) sono la risposta più bella che il calcio riserva all’arroganza dei presidenti-cospiratori che hanno messo in piedi lo scintillante baraccone della Superlega, che s’avvia a morte ingloriosa a un paio di giorni dalla nascita notturna, manco fosse un fungo velenoso di quelli che ti dicono mangiami e poi muori.

L’arroganza di Florentino Perez, la doppiezza di Andrea Agnelli, la presunzione di chi credeva di poter incarnare un movimento che innerva l’intero pianeta, scompaiono miseramente davanti alla reazione veemente delle istituzioni del Football e al deciso rifiuto dei tifosi.

Così si scopre che i miliardi degli sponsor non sono tutto, mentre già si sapeva, quasi tutti, che se esiste il Real Madrid è per merito del calcio e non è affatto vero il contrario. Alla faccia dell’ingordigia di dodici club che di super hanno, molti, la bacheca, ma anche, tutti, l’indebitamento mostruoso, solo in parte dovuto ai rovesci imprevedibili della Pandemia.

Ingaggi folli, spese fuori controllo, voglia di far pagare il conto ai più piccoli, sostenendo che la salvezza del calcio passa per il ventre gonfio dei superclub che si sfidano in diretta a reti unificate in un superclasico a settimana.

Tutti insieme in una sporca dozzina che associa superblasonati e superindebitati, club di tradizione antica e di recente arricchimento. Stupiva lo stare fuori dal gruppo del PSG, che passa per essere il più posticcio dei grandi nomi del calcio europeo, ma esce benissimo dalla circostanza e si lancia verso l’agognata Coppa dalle Grandi Orecchie, che Eupalla non potrà negargli, per favorire le manacce avide del Real Madrid.

La reazione delle autorità, che hanno minacciato pesanti sanzioni, dei tifosi e degli altri club, soprattutto di quelli inglesi, ha dato il via alle defezioni: le sei inglesi, chi prima chi dopo, si stanno sfilando, facendo naufragare il progetto, accolte a braccia aperte dall’UEFA, figliolanza prodiga che lascia le altre allo scoperto.

Facile prevedere che l’afflosciarsi del progetto induca al dietro front tutte le altre, non foss’altro che per mettersi al riparo dall’ira funesta di Ceferin. Certo che più di qualcuno si meriterebbe una lezione di quelle sonore, soprattutto tra i tifosi che non hanno perso l’occasione per irridere chi dal megaprogetto restava fuori.

Beghe di secondo piano, tra social e calcio-pollaio, che possono trovare asilo giusto da noi, dove si sa che il fair play non ha mai attecchito. Se salta il banco lo sfottimento sarà un boomerang e i tre superclub gireranno accompagnati dalle sonore pernacchie degli altri, salvo consolarsi con i facili trofei e le regole aggirate a comando, in barba all’equità delle competizioni, e tutto il corollario del calcio malato che conosciamo.

La frontiera, però, in questo caso, è apparsa, bella solida: oltre un certo limite non è lecito andare. Se c’è un miliardo di asiatici che comprano questo prodotto non riuscendo a distinguere una Lazio da un Manchester City, c’è anche una realtà che rifiuta di riconoscersi in eventi creati ad arte ad uso e consumo del pubblico televisivo, e pretende di assistere a uno spettacolo sportivo dove chi sta in campo sia riconoscibile e riconducibile a una precisa geografia calcistica, scolpita nella pietra da più di un secolo di storia.

Non c’è Florentino Perez che tenga: i miliardi non comprano la voglia di correre dietro a un pallone dei bambini di tutto il mondo, che costituisce la base di un movimento che è vivo nei campetti di periferia, che racconta le palle di stracci delle favelas e le glorie dei Garrincha e dei Maradona che lì sono nati e cresciuti e che hanno scritto la storia del calcio, spesso sfidando la boria dei superricchi che credono di poter essere padroni di una passione.

Il calcio è di chi lo gioca. Il calcio è dei tifosi. C’è calcio oltre il Real Madrid, il Barcellona, la Juventus, l’Inter, il Milan. Una finale di Champions League tra Leicester e Porto sarà sempre un evento planetario. E i cinesi la guarderanno a miliardi, senza riuscire a distinguere l’una dall’altra, visto che hanno gli stessi colori. Se poi vai a chiedergli della Superlega e di Florentino Perez ti risponderanno: Flolentino chi?

La palla, intanto, rotolerà felice, al comando dei miliardi di piedi che la calceranno.

Caicedo sblocca la Lazio

Al fin della licenza, Caicedo tocca. E se segna sempre nei minuti finali della gara c’è un motivo: è perché gioca solo quelli. Che sia per la fascite plantare o per un destino avverso, questa è la realtà: mai citazione chinagliesca fu più appropriata, insieme all’altra frase famosa di Giorgio: bisogna fare go’, diceva lui, che di gol se ne intendeva.

Ecco, la Lazio non fa più go’, rispetto alle medie d’abitudine fino all’anno scorso. E tutto si mette su un piano inclinato scivoloso: la squadra tende a sbilanciarsi per aumentare la pressione offensiva, negli spazi intasati non trova mai l’ultimo passaggio, e il tandem d’attacco titolare ne risente. Vero che la Lazio ha quattro punte da ruotare, ma il tecnico ne usa soprattutto due: se gli stenti di Muriqi sono evidenti, ancorché comprensibili, avendo dieci minuti a partita a disposizione, il discorso su Caicedo è ben più complicato, perché Felipe ha una media realizzativa eccellente. Solo che gioca poco.

Col Crotone la fatica fatta dalla Lazio è veramente esagerata, soprattutto perché, come ha detto Cosmi a fine gara, la Lazio ha iniziato con un avversario timoroso e quasi inerte, costruendo il suo gioco a volte ruminato, a volte frenetico ma sempre privo di sbocchi.

Luis Alberto, oggi il migliore insieme a Caicedo, ha abbandonato la pratica dell’assist, dopo essere stato il miglior assistman l’anno scorso, per darsi al gol.
Ottimo, ma viene il dubbio che il problema siano i compagni che non trasformano in gol le sue assistenze, e che perciò lui si sia messo in proprio.

Le difficoltà di Immobile continuano, anche se oggi è sembrato meno sofferente che nelle ultime uscite. La testa però balla per tutti: sembrano provarlo i troppi tiri forzati finiti in curva, gesti fatti quasi per liberarsi di una palla che scotta, di cui non si sa cosa fare.
Come ha fatto Escalante, scoccando quel tiro a mezza altezza, senza pretese, che Caicedo ha ghermito, felino, con un perfetto controllo, per poi fiondare in porta, fulmineo.

Un gol che restituisce valore alle prodezze di Milinkovic-Savic e di Luis Alberto, annullate dal doppio pareggio di Simy, uno su un rigore veramente sciagurato causato da un intervento sbadato e irruento di Fares, che continua nella sua misteriosa oscura stagione.

C’è una specie di maledizione del terzino/esterno sinistro che affligge Tare: ogni soluzione portata in quel ruolo, per un motivo o per l’altro, finisce per fallire. C’è ancora tempo ma Fares, a oggi, ha deluso. Con lui la difesa, sempre sotto accusa. Ma si sa che la difesa è un fatto di squadra. A meno che non compia errori individuali, e alla Lazio non manca mai chi ne fa di madornali.

Oggi si è rischiato di pareggiare contro l’onesta ultima in classifica, subendo gol in due situazioni su tre: la terza, per fortuna, sventata da un Reina decisivo. La Lazio lascia perplessi, da qualunque angolazione la si guardi. Forse chiudere il capitolo Bayern le farà bene, e allora questi tre punti potrebbero diventare un piccolo, nuovo inizio.

Nulla è perso!

Dopo la sconfitta di Torino, ecco l’analisi, non solo tattica, di un momento difficile
di Giuseppe “Gasco”

 

ORA MI ASPETTO GLI UOMINI: siamo in grande difficolta’ purtroppo per tanti motivi e questo peggiora le problematiche ma allo stesso tempo abbiamo un calendario molto favorevole nelle prossime partite.
Una Lazio all’ 80% puo’ fare filotto: ancora puo’ dipendere solo da noi perche’ dobbiamo (recuperare?), la partita contro il Toro e le altre hanno scontri diretti.
Ad esempio sappiamo che la roma soffre moltissimo gli scontri diretti.
Il Napoli ha problemi come noi anche se a differenza nostra sembra ne stia uscendo.
L’ Atalanta (tolte l’ Inter, la Juve e il Milan), mi sembra quella più pericolosa.

Tuttavia dobbiamo ricordarci che abbiamo stracciato Atalanta, Napoli e roma: è vero che c’erano i titolari ma forse rientreranno Radu e L.Felipe (si era parlato delle ultime 9 partite per lui!). Tare, Inzaghi, Peruzzi, Farris e i giocatori devono guardarsi e dire: possiamo ancora farcela!

A preoccuparmi sono pero’ 3 cose:
1) Non vedo questa mentalita’ e questo spirito di squadra ed e’ proprio per questo che devono chiudersi dentro una stanza e guardarsi in faccia (affrontarsi se necessario).

2) Al di la’ del modulo che io cambierei visto che gli interpreti non sono più quelli di prima, cambierei in un 4/3/1/2, perchè con i nostri terzini offensivi il 4/3/1/2 sarebbe quello più applicabile rispetto agli altri moduli a 4 dove i terzini giocano più centrali e devono difendere di più oltre ad aver altri compiti. Do per certo che il mister non schioderà dal 3/5/2, per cui bisognerà trovare soluzioni dentro il suo credo.Allora dico, ok il 3/5/2: purchè si parta da una certezza che è Acerbi al centro!
Non possiamo far comandare la difesa da Hoedt e relegare il nostro miglior difensore (Acerbi), lontano dalla zona nevralgica della nostra area di rigore.
Ci sono le parole di Zoff in merito alla posizione di Acerbi (Zoff non e’ proprio uno sprovveduto e ama la Lazio!). Purché si parta da un’altra certezza che è quella di non mettere i titolari (quelli rimasti), fuori ruolo: Marusic se non gioca a sinistra deve giocare a destra, non puoi far entrare  Patric, lasciar Marusic dietro e far fare il quinto a Patric.  poi proprio te mister che sei il primo a non voler cambiar modulo per non togliere certezze ai giocatori mentre e’ in questo modo che gli e ne’ togli di piu’.

3) Che si dia respiro a Ciro per averlo al massimo tra due settimane: Caicedo era in ballottaggio con Correa contro la Juve quindi significa che si e’ ripreso e può giocare.
Caicedo ora non deve esser in ballottaggio con Correa ma deve essere il titolare al posto di Ciro finche’ regge il minutaggio. Se Caicedo regge 2 settimane Ciro tornera’ pimpante: e per noi, Ciro e’ fondamentale.

Non mi interessano gli errori commessi fino ad oggi o, almeno non ora: adesso mi interessa non commettere piu’ gli stessi errori di prima e mi interessa arrivare alla meta poi a fine campionato il Presidente tirerà le somme.

Muriqi non può rappresentare una certezza: magari entra e fa grandi cose ma ora dobbiamo affidarci all’ esperienza, alla sicurezza e a chi già è integrato al gioco della squadra: Caicedo. Ma Muriqi così come Pereira potranno esser comunque fondamentali nei 5 cambi all’interno delle gare. La squadra conosce Caicedo e sa come servirlo.
Muriqi fa un altro tipo di gioco che noi non utilizziamo in questo momento e questo rappresenterebbe un ulteriore mancanza di sicurezza.

Ora, dobbiamo puntare a vincerle: niente è finito ma  questi 3 punti sono fondamentali oltre al fatto di rinchiudersi da qualche parte, guardarsi negli occhi e stringere un patto d’ acciaio per dare l’anima da qui a fine campionato (giocatori e mister compreso).

A fine campionato, Lotito esprimerà i suoi giudizi e anche Tare verrà valutato: ora, deve parlare solo il campo.

Ah, e niente  impostazione orizzontale dal basso. Con determinati interpreti possiamo permettercelo ma con altri, no. Ci sono pochi punti fondamentali per battere le prossime avversarie: il tutto condito da tanta cattiveria agonistica.

Musacchio secondo me può dare di più rispetto ad Hoedt e Patric: soprattutto non abbiamo alternative se non vogliamo spostare Acerbi a sinistra, e Acerbi DEVE GIOCARE AL CENTRO E DEVE PENSARE A DIFENDERE NON AD ATTACCARE!. Musacchio e Patric in attesa di Radu e L.Felipe possono giocare esterni: Hoedt, no e ti costringe a spostare Ace a sinistra.

La soluzione deve essere la piu’ semplice: anche perché non ne abbiamo altre, a meno che non si voglia passare a  4 cosa che Inzaghi non farà. Allora giochiamo pure a tre ma con questi punti base: se mancano i giocatori per prima cosa non bisogna spostare di ruolo quelli rimasti! E per far questo ti devi fidare degli altri: se sbaglieranno e perderemo non sara’ colpa dell’ allenatore ma se spostiamo anche i titolari le certezze rimaste saranno ridotte al lumicino e perderemo (come sta avvenendo), anche le altre.

Inzaghi chiaramente non puo’ non entrare in ballo. In questo momento deve far le cose più semplici fidandosi per forza del materiale che ha: e nessuno gli butterà la croce addosso.

Sono sicuro che facendo le cose semplici arriveremo alla meta: ma non prima di esserci guardati tutti in faccia.

FORZA INZAGHI, FORZA RAGAZZI E FORZA LAZIO! NULLA E’ PERSO: “CHI VUOL RIMANERE RIMANGA CHI VUOL ANDARE VIA PUO’ PURE ANDAR VIA” (E.FASCETTI -9).

Contro il Bayern per imparare a vincere

30 Campionati tedeschi
20 Coppe di Germania
8 Supercoppe di Germania
6 Coppe di Lega tedesca
6 Coppe dei Campioni/Champions League
1 Coppa delle Coppe
1 Coppa UEFA
2 Supercoppe europee
2 Mondiali per club
2 Coppe Intercontinentali

Totale: 78 (settantotto) trofei.

Questo è l’avversario che affronterà la Lazio nella sfida degli ottavi di finale di Champions League. Nel ciclo attuale: campioni di Germania dal 2012/2013 a oggi, senza interruzione; detentori della Champions League, del Mondiale per club e della Supercoppa Europea.

Negli ultimi anni si è sempre detto che la qualificazione alla Champions League vale meno di un trofeo, perché non la si può esporre in bacheca come una coppa scintillante.
Però è vero che certe occasioni abituano ai confronti di alto livello, necessari, poi, a trovare le risorse per mettere nel mirino un grande obiettivo, che può essere uno scudetto o una partecipazione importante a una Champions League.

Per intenderci, almeno un quarto di finale, traguardo che raggiunse la Lazio di Eriksson, allora accreditata tra le favorite per vincere la Coppa, che incappò in una serata storta al Mestalla di Valencia e finì per uscire dalla competizione con grandi rimpianti.

Era un momento in cui le squadre italiane arrivavano con facilità a giocarsi le maggiori competizioni europee. Non succede più da anni, visto che i superclub ricchissimi, quelli tradizionali e quelli nuovi,  hanno monopolizzato i grandi tornei europei, ma spesso è capitato di vedere nelle fasi finali del torneo squadre di cilindrata simile a quella della Lazio.

Giocare questa gara col Bayern, insomma, va al di là della competizione per la qualificazione: il pronostico è chiuso, ma proprio per questo la Lazio potrà giocare senza particolare tensione, sapendo che tutto quello che verrà di buono sarà oro colato, e che l’esperienza fatta sarà già un arricchimento fondamentale per il curriculum di tutti quelli che saranno in campo.

La sconfitta in campionato con l’Eintracht dice che i bavaresi sono esseri umani.
In Champions forse giocheranno con più forza e concentrazione, ma sono i primi a esprimere rispetto per le qualità della Lazio, come ha fatto il solito Miro Klose, campione di fair play oltre che fuoriclasse in campo.

Proprio l’aver avuto Klose in biancoceleste dimostra che la Lazio può ambire a stare su certi palcoscenici, se non per ricchezza o per blasone internazionale almeno per l’ottima gestione sportiva degli ultimi trent’anni. Una squadra ormai abituata all’Europa, che punta a piantare le tende nell’Olimpo della Champions League.
Lazio-Bayern, perciò, deve essere un principio, un passaggio di avvicinamento, un capitolo di una storia ancora tutta da scrivere.

 

Tre punti (quasi) facili con la Sampdoria

Un pomeriggio tutto sommato tranquillo per la Lazio contro la Sampdoria. Partita vinta col minimo sforzo, grazie a un bel gol di Luis Alberto, che gioca a fare l’uomo ragno e si rabbuia, al solito, quando viene sostituito. In un clima da assaggio di primavera la Lazio parte piano, con tocchi leziosi e torpori, prende atto della poca voglia dell’avversario e trova il gol quando decide di affondare il colpo, poi controlla con qualche sbadiglio la reazione doriana, poco convinta nell’atteggiamento, anche se alcuni protagonisti in campo potrebbero fare danni. Più Quagliarella di Keita, spento dopo i saluti a tutti del pregara.

La partita scivola via sonnacchiosa, svegliandosi un poco nel secondo tempo, con le sostituzioni di Ranieri che provano a cambiare lo spartito, senza produrre grandi sussulti.
Mancato il raddoppio in diverse occasioni, clamorose quella di Muriqi e quella di Milinkovic-Savic, la Lazio soffre per qualche mischia nel finale ma porta a casa tre punti importanti e può concentrarsi sulla serata di gala di martedì, quando affronterà un Bayern sconfitto in Bundesliga a Francoforte. Segno che anche i tedeschi hanno la testa alla Coppa, mentre devono gestire, non senza polemiche, una mezza emergenza da Covid che li sta esponendo a censure in patria per comportamenti non pienamente rispettosi delle regole. Una storia già sentita.

Biancocelesti tutti da valutare positivamente, considerate le circostanze. Un Immobile un po’ al di sotto delle sue possibilità nel giorno del suo compleanno. Buona qualità per Correa e Milinkovic-Savic, decisivo Luis Alberto, molto positivi Marusic e Musacchio, entrano bene tutti i sostituti, in una giornata che conforta la squadra all’indomani della battuta d’arresto di Milano. La lotta per la zona Champions continua, ora si tratta di confermare di esserne degni con una bella prova contro i supercampioni bavaresi.

Lazio-Sampdoria 1-0 (1-0)

LAZIO (3-5-2): Reina; Patric, Acerbi, Musacchio; Marusic, Milinkovic, Leiva (63′ Escalante), Luis Alberto (63′ Muriqi), Lulic (56′ Fares); Correa (56′ Akpa Akpro), Immobile (86′ Caicedo). A disposizione: Alia, Pereira, Armini, Parolo, Cataldi. Allenatore: Inzaghi

SAMPDORIA (3-4-1-2): Audero; Ferrari, Yoshida (46′ Bereszynski), Colley; Candreva, Silva, Ekdal, Augello; Ramirez (46′ Jankto); Quagliarella, Keita (67′ Damsgaard). A disposizione: Ravaglia, Letica, Verre, Torregrossa, Askildsen, Regini, Tonelli, Gabbiadini, Léris. Allenatore: Ranieri

ARBITRO: Massa di Imperia.

MARCATORI: 24′ Luis Alberto (L)

NOTE: Ammoniti: Lulic, Marusic, Escalante, Patric (L); Silva, Ekdal, Colley (S)

Ciro affonda il Cagliari. Lazio quarta

La Lazio batte il Cagliari soffrendo, grazie a un gol di Immobile. Ciro sa trasformare in oro anche qualche pallone sporco che gli arriva, in una partita dove il mucchio difensivo del Cagliari ha tolto alla Lazio lo spazio vitale per sviluppare gioco. Una gara poco spettacolare, col Cagliari che ha badato a non prenderle fin quando non le ha prese, e ha faticato poi a cambiare spartito.

La Lazio ha saputo attendere il momento giusto per colpire e ha lasciato ai sardi pochissime opportunità per replicare, è sembrata in ottima salute ma sempre un po’ in difficoltà davanti a chi sa chiudersi in difesa facendo muro. La sesta vittoria consecutiva riporta i biancocelesti al quarto posto, consente l’aggancio alla Roma e l’allungo su Napoli e Atalanta e spinge la Lazio col vento nelle vele verso la partitissima della prossima giornata, a Milano contro l’Inter.

I biancocelesti sono in testa alla classifica degli scontri diretti tra le prime sette in classifica e offrono quasi sempre prestazioni di alto livello in certe circostanze. Prepareranno la partita in settimana anche assistendo alla semifinale di ritorno di Coppa Italia, che vedrà impegnati i nerazzurri a Torino contro la Juventus. Un piccolo vantaggio che si spera di capitalizzare al meglio.

Buona la prestazione di tutti: la squadra ha interpretato con maturità l’impegno, dimostrando di essere sulla buona strada anche nella gestione di certe gare ostiche, contro avversari votati alla distruzione del gioco.

LAZIO (3-5-2): Reina 6; Musacchio 6 (37′ st Parolo), Acerbi 6,5, Radu 6,5; Lazzari 6,5 (19′ st Lulic 6), Milinkovic-Savic 6,5, Leiva 6,5 (37′ st Escalante), Luis Alberto 6,5 (19′ st Akpa Akpro), Marusic 6; Correa 6 (28′ st Muriqi 6), Immobile 7. A disp.: Alia, G. Pereira, Hoedt, Fares, A. Pereira, Caicedo. All.: Simone Inzaghi 6.

CAGLIARI (3-4-2-1): Cragno 7; Rugani 6, Godin 6, Walukiewicz 6; Zappa 6 (31′ st Simeone), Nandez 6,5, Marin 6,5, Lykogiannis 6 (7′ st Tripaldelli 6); Nainggolan 6 (39′ st Pereiro), Joao Pedro 6,5; Pavoletti 6 (39′ st Cerri). A disp.: Aresti, Vicario, Calabresi, Carboni, Asamoah, Tramoni. All.: Eusebio Di Francesco 6.

ARBITRO: Irrati di Pistoia. 

MARCATORI: 16′ st Immobile (L)

NOTE: Ammoniti Correa, Parolo (L); Nandez, Joao Pedro (C). Recupero: 6′ st.

Bergamo è biancoceleste

Una vittoria limpida, mai in discussione. La Lazio passa a Bergamo quasi senza faticare, confermando il suo grande momento di forma e arrivando a una striscia di cinque vittorie consecutive, ritrovando solidità difensiva e volando sulle magiche intuizioni di Milinkovic.Savic, uomo in più di questo scintillante avvio del 2021. Un magnifico gol di Marusic apre la contesa: dopo tre minuti la Lazio è in vantaggio e si guadagna la possibilità di giocare in una situazione tattica favorevole.

L’Atalanta incassa il colpo e tenta di reagire, ma senza creare pericoli. La Lazio colpisce in contropiede e sfiora il raddoppio con un colpo di testa di Milinkovic-Savic che centra il palo, al termine di un’azione nata da un gioco di prestigio di Luis Alberto e da un bel cross di Immobile. Lo spagnolo torna in ottima forma dall’operazione di appendicite e incrocia spesso Ilicic, oggi poco in evidenza.

Anche il secondo tempo parte con un gol della Lazio: al 6′ Immobile lancia Correa in splendida solitudine. il Tucu evita l’uscita di Gollini e deposita in porta da posizione defilata. I biancocelesti sfiorano il terzo gol con Lazzari, che si presenta in area e calcia su Gollini, e con Immobile, lanciato da Correa sul filo del fuorigioco: Ciro fulmina Gollini ma il gol viene annullato.

Muriel, subentrato a Zapata, inventa la solita giocata sopraffina e centra il palo al 34′: sul rimpallo la mette dentro Pasalic, riaprendo la partita. Per soli tre minuti, il tempo di fare qualche sostituzione: un magnifico lancio di Milinkovic-Savic libera in area Pereira, che sull’uscita di Gollini imbecca Muriqi per il più facile dei gol. Per la Lazio finisce in gloria, con la coda velenosa dello scambio di battute pepate tra Gasperini e Farris, che chiude con la più logica e definitiva delle battute: si sta ancora ragionando di una Coppa che fa bella mostra di sé a Formello.

Tre punti fondamentali, in una giornata in cui vincono tutte le dirette concorrenti per la zona Champions League. Un buon esordio per Musacchio e segnali positivi da tutti, con Milinkovic-Savic, Marusic e Lazzari in grande evidenza.

Atalanta-Lazio 1-3 (0-1)

ATALANTA (3-4-1-2): Gollini 5,5; Toloi 5,5, Palomino 6, Djimsiti 6; Maehle 6, De Roon 6, Freuler 5,5 (33′ st Caldara), Ruggeri 6 (1′ st Malinovskyi 5,5); Miranchuk 5,5 (9′ st Pasalic 6,5); Ilicic 5,5 (22′ st Lammers 5,5), Zapata 6 (9′ st Muriel 6,5). A disposizione: Pessina, Rossi, Scalvini, Sportiello. Allenatore: Gasperini 5,5.

LAZIO (3-5-2): Reina 7; Patric 6 (38′ pt Musacchio 7), Acerbi 7,5, Radu 7,5; Lazzari 7,5, Milinkovic-Savic 8, Leiva 7 (35′ st Escalante), L. Alberto 7 (9′ st Akpa Akpro 6,5), Marusic 7,5; Immobile 7 (35′ st Muriqi 7), Correa 6,5 (36′ st A. Pereira 7). A disposizione: Alia, Fares, Hoedt, Lulic, Parolo, G. Pereira. Allenatore: Inzaghi 8.

ARBITRO: Chiffi.

MARCATORI: 3′ pt Marusic (L), 6′ st Correa (L), 34′ st Pasalic (A)

NOTE: Ammoniti (A); Patric, Musacchio (L).