L’importanza di essere Immobile – Lezione di calcio per principianti e analfabeti funzionali

di Giacomo Tortorici
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Subito dopo l’impeccabile vittoria degli Azzurri col Belgio, mi è toccato ascoltare e leggere le immancabili critiche a Immobile, critiche spiegabili esclusivamente con una scarsa conoscenza del gioco del pallone o con la malafede.
Simili cose in Italia soprattutto le abbiamo dovute leggere anche nei confronti di Cristiano Ronaldo (uscito col suo Portogallo) e che è attualmente il capocannoniere della manifestazione, dello stesso Lukaku che, seppur limitato al massimo dai superbi Bonucci e Chiellini, è stato comunque pericoloso e ha segnato su rigore. E, se ancora si pensa che in queste grandi manifestazioni, il centravanti forte è quello che segna più goal, è evidente che siamo rimasti al meraviglioso 1982. Dobbiamo però prendere atto che il calcio è cambiato, che i grandi numeri i centravanti li fanno soprattutto nelle squadre di club dove c’è un gioco atto ad esaltare le loro caratteristiche, piuttosto che nelle Nazionali dove si deve fare di necessità virtù. Che poi è esattamente quello che fa Immobile in Azzurro.
Certo la partita con il Belgio non è stata la sua migliore, ma la sufficienza, a differenza di quello che s’è letto e sentito, se l’è ampiamente meritata, almeno a parere mio e di Roberto Mancini. E ora vi spiego perché, anche grazie ad un servizio di Sky nel quale hanno fatto sentire le parole che il Mister diceva al centravanti della Nazionale: “Non preoccuparti Ciro, stai lì, stai lì!”. Il Belgio giocava infatti con tre difensori centrali e due ali a tutto campo, contro i tre attaccanti italiani: difensivamente situazione ideale, in teoria. Nella pratica, siccome Immobile, a differenza di quanto scrivono i nostri Mister da social e giornalisti, è forte forte, su di lui dovevano essercene sempre almeno due, per questo il Mister non voleva che facesse il suo generoso lavoro di ripiegamento difensivo, ma doveva essere lì, in modo da tenerne bloccati due e mettere in superiorità numerica Chiesa e soprattutto Insigne e i centrocampisti quando avanzavano in mezzo al campo. Esattamente lo svolgimento dell’azione dei due goal. Sul primo tra l’altro Immobile si era guadagnato il rigore, per questo è rimasto a terra per poi risorgere come Lazzaro, al goal di Barella, per indirizzare anche un po’ il lavoro del Var. Insomma in una delle sue peggiori partite in Nazionale dove vanta uno score di 15 goal in 50 partite (pochissime giocate per intero), Immobile ha partecipato all’azione di entrambi i goal, portandosi via i difensori, aveva rimediato un rigore e aveva rubato il pallone a Courtois, in una maniera che solo un arbitraggio molto rigido ha potuto considerare irregolare. Questo vede chi conosce il calcio.
Gli altri probabilmente avranno scritto che l’Italia del 2006 ha vinto i mondiali senza centravanti, perché Luca Toni ha segnato solo in un partita (doppietta contro l’Ucraina) o Pippo Inzaghi solo un goal, o forse non l’avranno scritto, perché non hanno lo stigma di Immobile: quello di essere il centravanti di un club che è dal 1927 che non si adegua (letteralmente) al Regime, anche comunicativo.
Eppure basterebbe poco: un po’ di deontologia da parte della stampa e da parte di tutti un friccichetto di dignità. Ma lo so: #magnotranquillo

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