Finalmente: Sarri

Quanto può durare la trattativa per l’ingaggio dell’allenatore di un club importante? C’è chi la chiude in una nottata, nonostante il mister si sia impegnato a rinnovare con altri: è capitato quindici giorni fa, il ragazzo-mister della Lazio aveva accettato la proposta di Lotito ma era insoddisfatto, si vede, desideroso di nuove sfide o di qualche dollaro in più.

Così ha detto: spiace. E noi ci siamo arrabbiati perché poco prima, giusto poco prima, aveva esternato, e non sembrava da lui, un lamento del tecnico vincente e ignorato dalla sua società, costretto a elemosinare un rinnovo da mesi e mesi, manco fosse una fidanzata lasciata a casa ad aspettare un amore che si era dimenticato di lei o aveva trovato di meglio da fare.

Poi è partito il toto-successore, non prima di aver buttato la croce sulle spalle della società, rea di approssimare e di tirare per le lunghe pure le trattative per l’acquisto dei birilli da campo di allenamento. Mentre i cavalieri dell’angoscia si dilettavano a ipotizzare nomi che alimentassero il dileggio, da Maran a Mazzarri, Lotito si metteva sulle tracce del tecnico in grado di caricarsi sulle spalle un’operazione-rilancio in grande stile.

Maurizio Sarri, detto il Comandante.

Cercato, chiamato, convinto. In due settimane, poche o tante che siano. Tante per chi come me si è astenuto dallo scrivere, per scaramanzia. Poche, per gli standard di Lotito, che sembrava aver trovato un osso duro, in grado di dilatare quanto lui i tempi di un discorso a tavolino. La visita al centro sportivo, i ragionamenti sullo staff, i dettagli economici che non sono mai sembrati il punto centrale della discussione.

Si riparte da un allenatore “giochista”. Abbiamo avuto Zeman e sappiamo cosa vuol dire. Così il vocabolario della Treccani definisce il sarrismo:

sarrismo (Sarrismo) s. m. La concezione del gioco del calcio propugnata dall’allenatore Maurizio Sarri, fondata sulla velocità e la propensione offensiva; anche, il modo diretto e poco diplomatico di parlare e di comportarsi che sarebbe tipico di Sarri.

Non che Inzaghi non ci tenesse al gioco, in tanti lo accusavano come in una litania-mantra di eccessiva rigidità, schiavo di un modulo e di alcune modalità di costruzione divenute forse scontate. Certo, l’involuzione si toccava con mano.

Ora i tifosi sono entusiasti: la piazza è in fermento per l’inatteso rilancio, che dice di una società ambiziosa, che ha programmi di crescita in una congiuntura calcistica tempestosa.
Conoscendo i laziali, la fiducia in bianco durerà poco, ma il quinquennio di Inzaghi, con tanto bel gioco e alcuni preziosi trofei conquistati, sta a dimostrare che la piazza biancoceleste è una delle migliori possibili per un allenatore che punta sulla costruzione di un collettivo in grado di esaltare le qualità dei singoli.
La Lazio di singoli di alta qualità ne ha già tanti.

Sarà una piccola-grande rivoluzione tattica. Vedremo se i giocatori in rosa saranno di suo gradimento e quali saranno le scelte di mercato della società. Di certo chi poteva essere attratto da sirene interiste ha, oggi, un motivo in più per rimanere e voltare pagina. A Formello si lavora per vincere: Sarri, tra Napoli, Juventus e Chelsea, è stato sempre nei primi tre in classifica e ha centrato uno scudetto e un trofeo europeo.

E poi ci sono tutti gli accostamenti che sembrano segno buono: Sarri è nato il 10 gennaio, in piena ricorrenza laziale, e gli ultimi due allenatori toscani sono stati Fascetti (Viareggio) e Maestrelli (Pisa). Amatissimi. Non si contano i tifosi laziali che hanno chiamato un figlio Tommaso. Persino Inzaghi…

 

2 thoughts on “Finalmente: Sarri

  1. Maestrelli diventò nostro allenatore quarant’anni fa, il 7 giugno 1971.
    Speravo in quella data, ma ci faremo andar bene anche il 9 😉
    E ora sotto con la scaramanzia.

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