Disastro a Bologna

Che quella di Bologna fosse una gara delicata s’era detto in tutte le salse, dopo la botta subita col Bayern. La Lazio ha anche cominciato bene, fino al rigore: un grazioso regalo di Dominguez, che stende Correa in modo insensato, un palmo dentro l’area, con due compagni intorno a sbarrare il passo all’argentino. Immobile va sul dischetto e calcia: il tiro non è forte né angolato e Skorupski si tuffa e lo abbranca in presa facile e sicura.

Il tempo di abbassare lo sguardo e Ciro assiste da lontano alla bella azione che porta il Bologna a segnare: Orsolini tira secco su cross proveniente da destra, Reina para ma respinge corto, tentando di buttarla di lato, Mbaye è più pronto di Lazzari e deposita in rete vanificando il tentativo di chiusura dello stesso Reina. E qui cominciano i guai, come se i due eventi avversi in un minuto non fossero già pesanti abbastanza.

La Lazio si disunisce, non trova le forze per reagire e subisce l’entusiasmo del Bologna, che crea alcune situazioni favorevoli con Barrow, che va vicino al raddoppio, contenuto anche da Reina. Altro snodo della partita al 31′: proprio il portiere biancoceleste fa partire un contropiede micidiale, servendo in verticale Correa, che vola verso la difesa bolognese, in superiorità numerica, con Lazzari a destra e Luis Alberto a sinistra che chiedono palla, pronti a concludere. L’argentino è indeciso, temporeggia, arriva al limite dell’area e cerca un passaggio lento e prevedibile per Luis Alberto, facile preda della difesa.

La Lazio rumina gioco ma non tira, o se lo fa è innocua, spesso fuori misura, con conclusioni forzate e velleitarie. Il Bologna gioca bene anche se non sfrutta i molti errori in appoggio della Lazio, sempre in affanno se pressata quando fa partire l’azione.

A inizio ripresa, con Lulic in campo per l’infortunato Lazzari, i biancocelesti sembrano entrati con un piglio diverso, ma la loro spinta dura poco e non produce grandi opportunità, solo tiri ribattuti e manovre che s’infrangono in una zona centrale affollata.
La Lazio mostra evidenti limiti, non riesce a variare il tema di gioco, s’intestardisce a voler passare dove non c’è spazio. Poi capitola di nuovo, grazie a una prodezza di Sansone, bellissima esecuzione al volo su cross di Barrow.

Inzaghi si decide a cambiare, toglie Leiva, Immobile e Patric e inserisce Muriqi, Pereira e Cataldi. Curioso che sullo 0-2 ci si affidi a uomini che il campo lo vedono ben di rado: gli si lascia modo di operare a gara compromessa, non certo facilitandone l’inserimento.
La Lazio prova, ma non cava un ragno dal buco. Trova nel finale un paio di buone situazioni che fanno fare bella figura a Skorupski e china il capo, sconfitta, al fischio finale.

Poi incassa le rampogne del mister, in sala stampa: si aspettava una reazione migliore, perché le grandi squadre, se sono tali, devono saper reagire alle avversità. Qualcuno ci legge uno smarcamento da responsabilità che toccano pure al tecnico: sarebbe lungo elencarle tutte, ma è chiaro che la squadra segna con difficoltà e subisce con facilità, in questo frangente.

Se sia la testa leggera della sbornia di coppa non è dato sapere, ma Bologna arriva dopo sconfitte analoghe subite con Sampdoria, Verona e Udinese. Squadre di piccolo/medio cabotaggio in grado di opporsi al gioco della Lazio mettendone a nudo limiti precisi, a questo punto, visto il ripetersi della circostanza.

Proprio la differenza di potenziale rispetto a certi avversari sembra suggerire che non basta puntare il dito sulle carenze della rosa, a questo punto, per spiegare certi rovesci. Una squadra corta di alternative in certi reparti e lunga in altri, con gente che non esce mai e gente che vede il campo solo in situazioni compromesse o di minore impegno: la sensazione, avvalorata da certe dichiarazioni di Lulic ai microfoni della tv, è che il tecnico si fidi solo di alcuni, e che offra agli altri poche opportunità.

Anche a costo di schierare, come oggi, un Immobile che fa fatica per problemi fisici, o un Leiva che non sembra più sostenere l’intensità di certi impegni. Si dice che dopo la Champions la squadra accusi lo sforzo. Ma se c’era la fatica del Bayern nelle gambe perché schierare in campo la stessa formazione? Domande senza risposta, mentre il tempo passa, il rinnovo di Inzaghi resta nelle intenzioni, la classifica peggiora vanificando la rimonta di inizio anno. Restano 14 partite per centrare un obiettivo difficile. Se la Lazio vista oggi non è quella che ci aspetta da qui in poi.

 

Ripartire tutti insieme

Troppo Lukaku per questa Lazio, sembra dire la foto. In campo è andata proprio così, nonostante le attenuanti generiche invocate da Inzaghi: l’Inter è stata superiore nella gestione della partita, disponendosi a difesa del risultato raggiunto dopo un buon quarto d’ora iniziale della Lazio, grazie al rigore di Hoedt su Lautaro Martinez trasformato da Lukaku e al raddoppio fortunoso dello stesso Lukaku, lanciato da un rimpallo su una palla contesa tra Brozovic e Lazzari, nato da un disimpegno difettoso.

Insomma, le condizioni ideali per giocare di rimessa, a campo spalancato, con la potenza del centravanti belga che poteva scatenarsi in progressione. Alla fine, viste le occasioni capitate in contropiede ai nerazzurri, il 3-1 è risultato quasi accettabile, anche se resta qualche rimpianto soprattutto sul rigore: Hoedt è entrato per tentare una chiusura disperata e ha trovato il giusto tempo per arrivare sulla palla, travolgendo però Lautaro con la gamba di richiamo. Sembra un rigoretto, ma a norma di regolamento ci sta.

Per la Lazio era la giornata propizia per rientrare nella lotta al vertice, ma il verdetto è stato inequivocabile: l’Inter, al completo, è più attrezzata e offre a Conte tutte le variabili che gli servono per impostare la partita a piacimento.

Si è potuto permettere di chiudere gli spazi come avevano fatto il Verona, il Cagliari, l’Udinese, potendolo fare con elementi di classe internazionale come De Vrij, Skriniar, Bastoni, utilizzando un grande giocatore come Perisic per tenere a bada Lazzari. I nostri hanno pagato dazio all’abbondanza, rivelando che la coperta in certe circostanze è corta: l’ammirevole dedizione con cui Luis Alberto e Milinkovic-Savic si sono applicati alla copertura ha lasciato l’attacco senza rifornimenti, e i canali che usa la Lazio di solito si sono inariditi: poco Lazzari, poco Marusic, poco Ciro, un Correa voglioso ma alla fine leggero.

In più, la difesa, priva di Radu che si è aggiuntoi a Luiz Felipe, lasciando ad Hoedt e a Patric l’incombenza di contenere, insieme ad Acerbi, la furia del duo interista, supportato da un ispirato Eriksen.

Non si può negare la delusione, ma si deve tenere presente che la sconfitta è arrivata al Meazza, per mano della capolista che è la più accreditata favorita per lo scudetto. Nessun dramma, quindi, ma ripartiamo subito: c’è una Sampdoria in forma, da domare. E arriva subito prima della Champions, circostanza che ha prodotto il disastro di Marassi all’andata, uno 0-3 senza metterci mano che introdusse l’impresa fatta in casa col Borussia Dortmund.

Difficile non sentire il richiamo del Bayern, che nei giorni scorsi si è aggiudicato il Mondiale del club. Ma per restare in zona Champions bisogna vincere con la Samp.

Ciro affonda il Cagliari. Lazio quarta

La Lazio batte il Cagliari soffrendo, grazie a un gol di Immobile. Ciro sa trasformare in oro anche qualche pallone sporco che gli arriva, in una partita dove il mucchio difensivo del Cagliari ha tolto alla Lazio lo spazio vitale per sviluppare gioco. Una gara poco spettacolare, col Cagliari che ha badato a non prenderle fin quando non le ha prese, e ha faticato poi a cambiare spartito.

La Lazio ha saputo attendere il momento giusto per colpire e ha lasciato ai sardi pochissime opportunità per replicare, è sembrata in ottima salute ma sempre un po’ in difficoltà davanti a chi sa chiudersi in difesa facendo muro. La sesta vittoria consecutiva riporta i biancocelesti al quarto posto, consente l’aggancio alla Roma e l’allungo su Napoli e Atalanta e spinge la Lazio col vento nelle vele verso la partitissima della prossima giornata, a Milano contro l’Inter.

I biancocelesti sono in testa alla classifica degli scontri diretti tra le prime sette in classifica e offrono quasi sempre prestazioni di alto livello in certe circostanze. Prepareranno la partita in settimana anche assistendo alla semifinale di ritorno di Coppa Italia, che vedrà impegnati i nerazzurri a Torino contro la Juventus. Un piccolo vantaggio che si spera di capitalizzare al meglio.

Buona la prestazione di tutti: la squadra ha interpretato con maturità l’impegno, dimostrando di essere sulla buona strada anche nella gestione di certe gare ostiche, contro avversari votati alla distruzione del gioco.

LAZIO (3-5-2): Reina 6; Musacchio 6 (37′ st Parolo), Acerbi 6,5, Radu 6,5; Lazzari 6,5 (19′ st Lulic 6), Milinkovic-Savic 6,5, Leiva 6,5 (37′ st Escalante), Luis Alberto 6,5 (19′ st Akpa Akpro), Marusic 6; Correa 6 (28′ st Muriqi 6), Immobile 7. A disp.: Alia, G. Pereira, Hoedt, Fares, A. Pereira, Caicedo. All.: Simone Inzaghi 6.

CAGLIARI (3-4-2-1): Cragno 7; Rugani 6, Godin 6, Walukiewicz 6; Zappa 6 (31′ st Simeone), Nandez 6,5, Marin 6,5, Lykogiannis 6 (7′ st Tripaldelli 6); Nainggolan 6 (39′ st Pereiro), Joao Pedro 6,5; Pavoletti 6 (39′ st Cerri). A disp.: Aresti, Vicario, Calabresi, Carboni, Asamoah, Tramoni. All.: Eusebio Di Francesco 6.

ARBITRO: Irrati di Pistoia. 

MARCATORI: 16′ st Immobile (L)

NOTE: Ammoniti Correa, Parolo (L); Nandez, Joao Pedro (C). Recupero: 6′ st.

Bergamo è biancoceleste

Una vittoria limpida, mai in discussione. La Lazio passa a Bergamo quasi senza faticare, confermando il suo grande momento di forma e arrivando a una striscia di cinque vittorie consecutive, ritrovando solidità difensiva e volando sulle magiche intuizioni di Milinkovic.Savic, uomo in più di questo scintillante avvio del 2021. Un magnifico gol di Marusic apre la contesa: dopo tre minuti la Lazio è in vantaggio e si guadagna la possibilità di giocare in una situazione tattica favorevole.

L’Atalanta incassa il colpo e tenta di reagire, ma senza creare pericoli. La Lazio colpisce in contropiede e sfiora il raddoppio con un colpo di testa di Milinkovic-Savic che centra il palo, al termine di un’azione nata da un gioco di prestigio di Luis Alberto e da un bel cross di Immobile. Lo spagnolo torna in ottima forma dall’operazione di appendicite e incrocia spesso Ilicic, oggi poco in evidenza.

Anche il secondo tempo parte con un gol della Lazio: al 6′ Immobile lancia Correa in splendida solitudine. il Tucu evita l’uscita di Gollini e deposita in porta da posizione defilata. I biancocelesti sfiorano il terzo gol con Lazzari, che si presenta in area e calcia su Gollini, e con Immobile, lanciato da Correa sul filo del fuorigioco: Ciro fulmina Gollini ma il gol viene annullato.

Muriel, subentrato a Zapata, inventa la solita giocata sopraffina e centra il palo al 34′: sul rimpallo la mette dentro Pasalic, riaprendo la partita. Per soli tre minuti, il tempo di fare qualche sostituzione: un magnifico lancio di Milinkovic-Savic libera in area Pereira, che sull’uscita di Gollini imbecca Muriqi per il più facile dei gol. Per la Lazio finisce in gloria, con la coda velenosa dello scambio di battute pepate tra Gasperini e Farris, che chiude con la più logica e definitiva delle battute: si sta ancora ragionando di una Coppa che fa bella mostra di sé a Formello.

Tre punti fondamentali, in una giornata in cui vincono tutte le dirette concorrenti per la zona Champions League. Un buon esordio per Musacchio e segnali positivi da tutti, con Milinkovic-Savic, Marusic e Lazzari in grande evidenza.

Atalanta-Lazio 1-3 (0-1)

ATALANTA (3-4-1-2): Gollini 5,5; Toloi 5,5, Palomino 6, Djimsiti 6; Maehle 6, De Roon 6, Freuler 5,5 (33′ st Caldara), Ruggeri 6 (1′ st Malinovskyi 5,5); Miranchuk 5,5 (9′ st Pasalic 6,5); Ilicic 5,5 (22′ st Lammers 5,5), Zapata 6 (9′ st Muriel 6,5). A disposizione: Pessina, Rossi, Scalvini, Sportiello. Allenatore: Gasperini 5,5.

LAZIO (3-5-2): Reina 7; Patric 6 (38′ pt Musacchio 7), Acerbi 7,5, Radu 7,5; Lazzari 7,5, Milinkovic-Savic 8, Leiva 7 (35′ st Escalante), L. Alberto 7 (9′ st Akpa Akpro 6,5), Marusic 7,5; Immobile 7 (35′ st Muriqi 7), Correa 6,5 (36′ st A. Pereira 7). A disposizione: Alia, Fares, Hoedt, Lulic, Parolo, G. Pereira. Allenatore: Inzaghi 8.

ARBITRO: Chiffi.

MARCATORI: 3′ pt Marusic (L), 6′ st Correa (L), 34′ st Pasalic (A)

NOTE: Ammoniti (A); Patric, Musacchio (L).

Vittoria in rimonta: la Lazio va

Tre punti d’oro. Questa la sintesi al termine di una gara che la Lazio ha vinto con pieno merito, pur sbagliando l’approccio: nei primi minuti i biancocelesti hanno prestato il fianco al pressing del Sassuolo, palleggiando in modo incerto e prevedibile e consegnando palla agli emiliani in situazioni pericolose: al terzo affondo Caputo segna, e sono passati appena 6 minuti.

Non si tratta, però, della ripetizione delle scialbe esibizioni interne con Udinese e Verona: la squadra reagisce subito, mettendo all’angolo gli emiliani e andando al tiro ripetutamente. Al 25′ Milinkovic-Savic fulmina Consigli con un potente colpo di testa su calcio d’angolo battuto da Correa. Pareggio meritato. La Lazio abbassa un poco il ritmo e si mette ad aspettare l’occasione buona per colpire.

La partita scorre su questi binari anche all’inizio del secondo tempo: la Lazio chiama il Sassuolo fuori dal guscio e prova a colpire l’avversario sbilanciato. Rischia poco, giusto qualche sgroppata senza costrutto di Haraslin e qualche bella geometria di Locatelli. Poi, al fatidico 71′, colpisce con Immobile, che fionda in porta una ghiotta imbeccata da Marusic. I cross dal fondo sono sempre l’anticamera del gol e Ciro è un cecchino infallibile.

La Lazio continua, dopo il gol, a recitare il suo copione. Le sostituzioni non alterano lo spartito: Parolo e Caicedo erano subentrati prima del gol a Patric e Correa, poi Escalante e Lulic rilevano Leiva e Lazzari, nel finale un ottimo Muriqi dà il cambio a Immobile e impegna severamente Consigli, che respinge corto un suo sinistro angolato, sui piedi di Escalante che tira addosso al portiere la palla del 3-1.

Squadra in ottima salute, con Acerbi, Marusic e Milinkovic-Savic in grande evidenza, attesa a una verifica severissima: due confronti con l’Atalanta, tra Coppa Italia e campionato, saranno il banco di prova per le ritrovate ambizioni della squadra. La classifica è corta e la Coppa Italia decide ora le protagoniste per l’atto finale. La Lazio è pronta a giocarsi le sue carte.

LAZIO (3-5-2): Reina 7; Patric 5,5, Acerbi 8, Radu 6,5; Lazzari 6,5 (30′ st Lulic 6), Milinkovic-Savic 8, Leiva 6,5 (31′ st Escalante 6), Akpa Akpro 6,5, Marusic 8; Correa 6, Immobile 7 (41′ st Muriqi 6,5). A disposizione: Alia, Furlanetto, Armini, Hoedt, Parolo, Fares, Czyz, Pereira, Caicedo. Allenatore: Inzaghi

SASSUOLO (4-2-3-1): Consigli 6; Muldur 6 (46′ st Raspadori), Ferrari 6, Marlon 6, Rogerio 6,5; Locatelli 6, Obiang 6 (31′ st Lopez); Traoré 6 (31′ st Boga), Djuricic 7, Defrel 5,5 (1′ st Haraslin 6); Caputo 7. A disposizione: Pegolo, Turati, Ayhan, Peluso, Kyriakopoulos, Magnanelli, Oddei, Toljan. Allenatore: De Zerbi

ARBITRO: Giua di Olbia

MARCATORI: 6′ pt Caputo (S), 25′ pt Milinkovic-Savic (L), 26′ st Immobile (L)

NOTE: Ammoniti: Patric, Leiva (L); Marlon, Ferrari (S)

Laziali e romanisti, la storia infinita

Un post del 2015, riveduto e aggiornato per il derby: ci risiamo. Scritto su Globalist sport.

Il calcio romano, su scala nazionale, è storicamente di alto ma non altissimo, livello. Juventus, Inter e Milan hanno sempre comandato, ci sono stati periodi di grande fasto per Genoa, Pro Vercelli, Bologna e Torino, ma il dominio di una delle due squadre romane non c’è mai stato, se non per periodi brevi: la Roma ha vinto tre scudetti, la Lazio due. Le due squadre, però, hanno vinto una buona quantità di coppe: la Lazio prevale con quelle internazionali, che mancano alla Roma, e finisce per avere un palmares complessivamente più ricco di trofei (16 a 14). Continue reading “Laziali e romanisti, la storia infinita”

Caicedo & Ciro, piano piano la Lazio va

Seconda vittoria interna consecutiva per la Lazio, e già è una buona notizia. Propiziata in avvio da una magnifica girata di Caicedo, su assist di Lazzari, che fulmina il portiere viola e mette in discesa la partita per i biancocelesti. La Fiorentina, partita molto aggressiva, si abbatte un po’ e subisce il buon primo tempo della Lazio, sospinta da un fervido Luis Alberto.

Non che siano cancellati i problemi palesati a Genova: c’è qualche difficoltà a trovare la porta, si commette qualche errore di troppo nel fraseggio che fa ripartire l’azione, qualche uomo non pare al meglio, ma i biancocelesti legittimano chiaramente il vantaggio, e trovano uno splendido raddoppio con Immobile, lanciato a meraviglia da Luis Alberto ma in fuorigioco di pochissimo: il Var annulla. Strakosha para molto bene su un diagonale da sinistra di Vlahovic ed esulta, rompendo il ghiaccio al rientro. La Lazio dà l’impressione di poter gestire l’impegno con una certa disinvoltura.

Non si conferma, però, nella ripresa, in cui cede pian piano il passo alla Fiorentina, che Prandelli rimodella per cercare di cambiare la partita. Uscito nel primo tempo Ribery, sostituito da Eysseric, nella ripresa entra Callejon, vecchio incubo laziale. Subito prima Akpa Akpro aveva rilevato Caicedo, un segnale di debolezza da parte di Inzaghi, forse, oppure la necessità di tenere botta a centrocampo.

Un erroraccio di Patric mette Vlahovic solo davanti a Strakosha: l’attaccante ha un attimo d’esitazione che il portiere sfrutta per salvarsi, prima di rimproverare il difensore. I soliti segnali: cali di tensione in agguato. Prandelli insiste e aggiunge una punta, ma ci pensa Ciro Immobile: appostato sul secondo palo su calcio d’angolo segna con una bordata ravvicinata su respinta difettosa di Dragowski. Un gol provvidenziale, che consente di gestire il finale di partita.

Però si soffre. Prima Milinkovic-Savic salva sulla linea su Castrovilli, a Strakosha battuto. Poi Hoedt commette fallo su Vlahovic e Abisso concede il rigore. Un rigoretto, per la verità, ma l’azione è nata da un disimpegno sbagliato da Strakosha in condominio con Radu. L’immancabile leggerezza difensiva. Vlahovic trasforma e il finale è di sofferenza, con una grande chance nel recupero per i viola: film già visto, con Callejon che gira largo alle spalle di Radu ma non riesce a colpire. Finisce in gloria, con qualche sofferenza, ma contava vincere e i tre punti arrivano, col sorpasso sul Verona in classifica.

Vincendo si migliora, almeno questo è l’augurio: prossima fermata a Parma.

Nel finale entra Radu, nuovo recordman di presenze in serie A nella Lazio: sono 320. Complimenti.

LAZIO : Strakosha 6; Luiz Felipe 6 (1′ st Patric 5,5), Hoedt 6, Acerbi 6; Lazzari 6 (33′ st Radu sv), Milinkovic-Savic 7, Escalante 6 (33′ st Cataldi), Luis Alberto 7, Marusic 6,5; Caicedo 7,5 (14′ st Akpa Akpro 6), Immobile 7 (44′ st Muriqi). Allenatore: Inzaghi 6.

FIORENTINA : Dragowski 5,5; Venuti 6 (15′ st Callejon 6), Martinez Quarta 5 (29′ st Lirola), Pezzella 6,5; Igor 6, Amrabat 6, Bonaventura 5,5 (29′ st Kouame), Biraghi 6; Castrovilli 6,5, Ribery 5 (38′ pt Eysseric 5); Vlahovic 6,5. Allenatore: Prandelli 6.

ARBITRO: Abisso di Palermo.

MARCATORI: 6′ pt Caicedo (L), 31′ st Immobile (L), 43′ st rig. Vlahovic (F)

Lazio inceppata, brutto pareggio

Non basta Immobile a Genova

A fine gara le solite recriminazioni: gli infortuni, le rotazioni, l’arbitro, gli episodi. La verità è che la Lazio ha smarrito sé stessa e non riesce a ritrovarsi. Da giugno non riesce a mettere insieme due buone gare di fila ed ha risposto soltanto allo stimolo violento della Champions League. A Genova ha giocato un tempo, facendo girare palla, senza mai rendersi pericolosa, contro un avversario timoroso che, col tempo, ha capito che non c’era da avere paura e ha cominciato ad affondare i colpi. Dopo il rigore iniziale di Immobile (all’inizio ce n’era un altro non fischiato su Lazzari) il Genoa ha trovato il pari con Destro, in contropiede. Assurdo farsi infilare quando si sta vincendo, ma la Lazio di oggi non funziona come una squadra normale. Nel tempo che resta, molto, uno sterile arrembaggio. Cambi scontati, per gli ammoniti. Cambi che non arrivano mai, per gli altri, e quando arrivano sembrano sostituire gli uomini sbagliati. Una panchina che cerca alibi e lascia punti alla penultima in classifica, in emergenza ben peggiore. In un coro di lamenti insopportabile, mentre la classifica corre e dice nono posto, tra Verona e Benevento, e ci si consola con la buona prestazione. Mancano solo i punti. Quello che conta, insomma.

GENOA : Perin; Zapata (33′ pt Radovanovic), Masiello, Criscito; Zappacosta, Behrami (28′ st Lerager), Badelj, Rovella (1′ st Zajc), Czyborra; Destro (16′ st Scamacca), Pjaca (1′ st Shomurodov). A disposizione: Paleari, Zima, Goldaniga, Bani, Ghiglione, Melegoni, Dumbravanu. Allenatore: Ballardini

LAZIO : Reina; Patric (1′ st Luiz Felipe), Acerbi, Radu; Lazzari, Milinkovic (36′ st Muriqi), Leiva (24′ st Escalante), Luis Alberto (42′ st Akpa Akpro), Marusic; Caicedo (36′ st Pereira), Immobile. A disposizione: Strakosha, Alia, Armini, Anderson, Hoedt, Cataldi, Franco. Allenatore: Inzaghi

ARBITRO: Calvarese di Teramo

MARCATORI: 15′ pt Immobile (L), 14′ st Destro (G)

Pronti a ripartire

Anno nuovo, vita vecchia: eloquente il disegno pubblicato dalla Lega per salutare il nuovo anno, raffigurando 19 giocatori in rappresentanza di 19 club. Mancano Ciro Immobile e la Lazio.
Disegnatore romanista? Speriamo non lo paghino.

Genoa-Lazio
A Genova tornerà Caicedo, in barba alle voci che lo danno arrabbiato con Inzaghi e in procinto di partire. L’assenza di Correa lo mette in ballottaggio con Muriqi, o al più con Pereira. Anche Acerbi e Leiva saranno a disposizione, mentre Luiz Felipe, Correa e Fares non ci saranno. Sulla panca del grifone esordirà l’ex Ballardini, con Vavro già approdato in Liguria ma ancora non utilizzabile. Partita spesso ostica negli anni scorsi, con il Genoa che potrebbe anche beneficiare del cambio di guida. In campo tre ex agguerriti: Badelj, Berhami e Pandev. Arbitrerà Calvarese con Mazzoleni al Var.
La Lazio è obbligata a vincere per riprendere a correre e accorciare le distanze dalla zona Champions.

2021
Nella letterina di buoni propositi per il 2021 Inzaghi avrà certamente inserito la firma del suo contratto (speriamo), la soluzione dei problemi difensivi (speriamo ancora di più), la vittoria nel derby del 15 gennaio (necessaria), la guarigione di Senad Lulic (speriamo bene), l’arrivo di qualche vero rinforzo sul mercato (dura, anche se qualcuno prova a mettere in giro il nome di Papu Gomez).

Nel 2021 Radu quasi certamente supererà Favalli nella graduatoria delle presenze totali nella Lazio. Gli mancano solo dieci gettoni. In quella delle presenze in campionato, invece, Radu si trova al terzo posto, a 6 presenze da Wilson, che supererà quindi presto, e a 21 da Puccinelli, raggiungibile in questo campionato se Stefan le giocherà quasi tutte. Immobile, invece, è a 20 gol da Piola nella classifica delle reti totali e, vista la media che porta avanti, potrebbe avvicinarsi molto al record. Più difficile che raggiunga in questo campionato il grande lomellino nella classifica dei gol segnati in serie A: ne deve fare altri 31.

La speranza è di vedere nell’anno nuovo affermarsi il talento di Pereira, che Muriqi e Fares diano ragione a chi ha investito tanto sulle loro capacità, e che Strakosha e Luiz Felipe tornino a essere punti di forza, come nell’inverno scorso, di una squadra in grado di dare la scalata ai piani alti della serie A.
Buon 2021 a tutti i laziali.

Aggiornamento: la Lega si scusa e corregge. Ecco Ciro in cima.

Autolesionismo laziale

Una sconfitta talmente assurda da non dormirci la notte. E di sicuro Inzaghi non chiuderà occhio, come molti laziali, arrabbiatissimi perché la Lazio ha buttato al vento una partita che poteva vincere, nella quale aveva recuperato due gol. Talento e scelleratezza che viaggiano di pari passo da troppo tempo, e spiegano i motivi di questo andamento a singhiozzo senza fine.

Sotto accusa, come sempre, la difesa. Meglio: l’organizzazione difensiva, perché gli uomini che ci sono non saranno i migliori del campionato (Acerbi, oggi assente, forse lo è), ma certo sono abbastanza per non subire la grandinata di gol che subisce la Lazio. Quasi due a partita, sistematicamente, spesso a difesa schierata (oggi due corner…), spesso su errori individuali che sembrano mancanza di concentrazione, di fiducia o non si sa che. La squadra poi costruisce e gioca, fa valere il suo tasso di classe che non è secondo al miglior Milan, figurarsi a quello in emergenza di stasera.

Ma mentre il Milan gioca con la fiducia di chi guida con pieno merito la classifica ed ha chiuso un anno solare con sole due sconfitte al passivo (meglio non contare quelle della Lazio…), i biancocelesti fanno e disfano come una Penelope impazzita. La partita di Milano è la rappresentazione perfetta dell’assurdo rendimento di questa squadra: subisce l’approccio aggressivo del Milan fin quando non subisce gol: al 10′, corner di Calhanoglu e incornata di Rebic in perfetta solitudine, con Marusic che rimane a guardare.

E’ il primo gol in campionato per il croato, fino all’ultimo in dubbio. Un altro classico laziale, sbloccare l’avversario inceppato. Ci si ripeterà dopo qualche minuto, giusto il tempo di sfiorare il pareggio immediato con Marusic, che tenta di farsi perdonare la distrazione sul gol, e ci riuscirà con una grande prestazione. Al 15′ Patric combina la seconda frittata di serata, dopo essere andato a vuoto in un anticipo su Kalulu che poteva finire malissimo. Lo spagnolo si getta su Rebic per respingerne il tiro, al termine di un’azione confusa e pericolosa dei rossoneri. Prende la palla in faccia, o forse no, al VAR non si capisce bene, ma rovina pesantemente addosso al croato. Il contrasto prevale sul presunto fallo di mano. Calhanoglu, anche lui al primo gol stagionale, trasforma il penalty. Piallati dal Milan in un quarto d’ora per delle stupidaggini difensive. Tipico.

Poi si mette in moto la Lazio che fa, e si riposa quella che disfa. Correa, Luis Alberto, Marusic, Lazzari, Milinkovic-Savic: è tutto un fervore di trame offensive, con l’ottimo Escalante a coprire le spalle alla Lazio che reagisce, attacca, mette alle corde il Milan, e beneficia di un rigore (27′) per un pestone di Kalulu su Correa. Immobile, incredibilmente, sbaglia, anche se è Donnarumma, per la verità, a compiere una prodezza, respingendo il tiro radente e abbastanza angolato. La palla s’impenna e Luis Alberto è il più veloce a raggiungerla, di testa, beffando il portiere che rimane immobile a guardare la palla insaccarsi, forse preso in controtempo, forse tradito dall’entusiasmo per l’impresa appena compiuta.

La Lazio insiste, ma perde Correa, forse per il solito acciacco al polpaccio che lo tormenta, e allora ha avuto torto Inzaghi a rischiarlo, o forse per via di quel colpo subito poco prima. Entra Muriqi, a sorpresa, perché tutti si aspettavano Caicedo. Il kossovaro s’impegna, lotta, gioca per la squadra ma palesa limiti tecnici abbastanza evidenti: sembra troppo grezzo per non stonare in quell’assortimento di piedi sopraffini che mette in campo la Lazio.

Anche Calhanoglu mostra, al solito, colpi deliziosi. La partita è bella e la Lazio sembra comandarla. Vuole il pareggio e lo trova dopo un quarto d’ora della ripresa, con in campo Cataldi subentrato a Escalante, ammonito, nell’intervallo. Una bellissima palla, giocata di prima, da Milinkovic-Savic, pesca Immobile, in area, che con un colpo secco, di sinistro, incrocia un tiro un po’ sporco che batte Donnarumma. Bel gol. Rimonta compiuta.

Bisogna insistere! La Lazio ci prova. Ancora per un quarto d’ora. Poi, la discussa sostituzione del 73′: fuori Immobile e Milinkovic-Savic, due padreterni, dentro Pereira e Akpa Akpro. Il primo si disimpegna, delizioso, e cuce anche qualcosa di buono in attacco. Il secondo supporta (poco) Lazzari nel contenimento di Hernandez, che man mano che il tempo passa fa valere la sua straripante forza atletica.

Proprio Hernandez dominerà il finale di partita, in cui la Lazio, tolto dal campo il suo bomber, perderà pian piano il controllo sulla gara. Ma senza troppo rischiare, fin quando, dopo l’ennesimo cincischiamento della difesa, torna a disfare: il primo campanello d’allarme al 41′, con Reina che para alla grande su Rebic che calcia a botta sicura ma gli tira addosso. Poi, al 92′, un’incursione di Hernandez frutta un corner dalla sinistra.

Sul cross proprio Hernandez, film già visto, salta libero, centrando il 3-2 con un colpo di testa. La Lazio butta alle ortiche, così, l’abbozzo di impresa che aveva costruito. Ma chi è causa del suo male pianga sé stesso: non si può pensare di fare risultato a Milano regalando tre gol stupidi, due su corner, a difesa schierata, e uno per la solita irruenza di un difensore, Patric, encomiabile per l’impegno e l’abnegazione, ma spesso fuori controllo.

I tifosi se la prendono col grezzo Muriqi, ma non è colpa del Kossovaro se Inzaghi lo ha preferito a Caicedo, nonostante non fosse in piena forma. La sostituzione di Immobile e Milinkovic-Savic, spiegata dal tecnico con la stanchezza dei due, ha fatto il resto, inchiodando la Lazio al precipitato delle sue debolezze difensive, che ne spiegano la classifica deficitaria e bugiarda, rispetto al potenziale tecnico della squadra. Ma nel calcio si vince anche e soprattutto non subendo gol. La Lazio non sa più difendere. Da tempo. Inutile nascondersi dietro un dito.

MILAN: G. Donnarumma 7; Calabria 6,5, Kalulu 6, Romagnoli 6, Hernandez 8; Tonali 5,5, Krunic 6; Saelemaekers 6,5 (64′ Castillejo)(91′ Maldini), Calhanoglu 7,5, Rebic 6,5; Leao 6 (79′ Hauge).
Allenatore: Pioli 6,5.

LAZIO : Reina 6,5; L. Felipe 6, Patric 5 (89′ Hoedt), Radu 5; Lazzari 6, Milinkovic-Savic 6,5 (74′ Akpa Akpro), Escalante 6,5 (46′ Cataldi 6,5), L. Alberto 7, Marusic 6,5; Immobile 7 (74′ Pereira), Correa 6,5 (32′ Muriqi 5). Allenatore: Inzaghi 5.

ARBITRO: Di Bello di Brindisi 6

MARCATORI: 10′ Rebic (M), 15′ su rig. Calhanoglu (M), 28′ L. Alberto (L), 59′ Immobile (L), 92′ Hernandez (M).