L’attesa infinita

Certe giornate non passano mai. Anche se quella di oggi non è di quelle giornate definitive, quelle che non ci dormi la notte prima, che stai tutto il giorno con la testa lì, che ti senti nelle ossa le cose che stanno per capitare.
Non si può mica spiegare a chi non è tifoso. Ma l’importanza dell’evento mica la sentono tutti: per esempio certa stampa che dovrebbe essere specializzata, quella con la carta rosa che una volta era la bibbia degli sportivi, nell’edizione web scrolla scrolla la partita tra Lazio e Bayern viene dopo chiappe e mutande di improbabili fidanzate di misconosciuti campioni. Va così, c’è chi fa notizia e chi no, e poi c’è chi viene sbattuto in prima pagina solo quando c’è da rifilargli qualche palata di fango, meglio se nel quadro di qualche giochino di potere.
La notizia di oggi, comunque, stando al prato verde, siamo noi.
Viene da chiedersi che stadio sarebbe, se ci si potesse accedere. E anche quanti soldi abbiamo perso per colpa del virus, giocando una Champions senza pubblico, oltre al campionato. Anche lì, c’è chi il problema se lo pone e lo risolve e chi no: l’Inter fugge in campionato e rinvia a dopo lo scudetto gli stipendi di novembre e dicembre, quando la regola vorrebbe che chi non rispetta i parametri economici/finanziari paga pegno sotto forma di punti di penalizzazione. Regola derogata ad uso e consumo dei soli interisti, e mi ricordo di quando il genio di Elio cantava di un campionato falsato.
Ognuno se la canta e se la suona come vuole, perciò. Stasera si gioca, la Lazio si misura con la squadra più forte del mondo, quella campione di tutto, quella che ha segnato 8 gol in una partita al Barcellona. L’orologio a guardarlo non si muove, è come l’acqua nella pentola che non bolle mai. Ci aspetta una serata di gala: che peccato non poter essere allo stadio.

 

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