Cercasi Lazio (quasi) disperatamente

Che fine ha fatto la Lazio arrembante che lo scorso anno con una rimonta impressionante arrivò a candidarsi per lo scudetto? Dove si è rintanata, dopo che il lockdown ne ha frenato la corsa, in quel 9 marzo 2020? Si è persa per strada quando è rimasta orfana del suo pubblico? La classifica, dalla ripresa dell’attività, parla chiaro: 58 punti il Milan, 52 l’Inter, 47 Roma e Napoli, 45 l’Atalanta, 44 la Juventus, 42 il Sassuolo, solo 34 Lazio. Chi ha sbagliato e perché?

Non può essere solo una questione di sfortuna, non può essere una questione di calendario, non può essere il Covid: tutte queste circostanze pesano anche sulle altre squadre, il cui rendimento è ben diverso. La crisi da Covid, inteso come periodo del 2020, è un’esclusiva della Lazio. Né sembra siano stati presi provvedimenti per modificare qualcosa nello staff tecnico, o in quello sanitario.

Gli interventi sul mercato sono stati tanti, non tutti riusciti però: Reina e Akpa Akpro hanno dato un contributo di sostanza, Muriqi ha giocato poco, spesso indisponibile per problemi fisici, Fares stenta a inserirsi e anche lui è stato spesso infortunato, ora si ferma per un guaio al polpaccio che lo terrà a riposo per un mese.

Hoedt non ha avuto problemi, trattandosi di un ritorno all’ovile, e anche lui si è reso utile, nell’emergenza continua in difesa. Pereira, invece, gioca poco, e non si capisce bene perché Inzaghi non lo utilizzi di più, in emergenza e con problemi di rotazioni, quando è evidente che il ragazzo ha talento da vendere.

La squadra ha avuto un rendimento pessimo in casa, complice un calendario difficile, che non basta a spiegarne il ruolino disastroso: le ultime due sconfitte sono targate Udinese e Verona, non esattamente le migliori del lotto. A queste si aggiunge il rovescio patito all’esordio in casa contro l’Atalanta. in 3 gare, 9 gol al passivo, se si aggiungono le altre tre, unica vinta col Bologna, arriviamo a 12, in 6 gare, con 5 punti soltanto all’attivo.

Meglio fuori, 4 vittorie un pareggio e una sconfitta, brutta, a Genova. Calendario più favorevole, due volte usciti dal campo con la porta imbattuta, 8 gol complessivi al passivo per una difesa che ne ha subiti complessivamente 20 in 12 gare di campionato, segnandone 18. Quando arrivò il lockdown la Lazio aveva la miglior difesa e il secondo attacco del campionato…

Col Napoli zero alibi: i partenopei avranno alcune assenze in attacco, un giorno meno di riposo e vengono anche loro da un calendario fitto, anche se l’Europa League non usura come la Champion League. Vincere sarà difficile, non vincere segnerebbe un ulteriore peggioramento del rendimento casalingo. Poco male per la statistica, malissimo per le prospettive di lungo periodo.

La Lazio deve cambiare marcia subito, rimettendo in moto quella che in tanti non credevano fosse una Ferrari, prima di vederla correre a trecento all’ora. L’attuale velocità di crociera, però, sembra dire che abbiamo sognato ed è stato brutto svegliarci. A meno che non si riprenda a sognare da domenica.

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